MAGARI, LA VITA FOSSE COME IL PUGILATO.

“Il pugilato non è roba per tutti. Per praticarlo ci vuole davvero “l’occhio della tigre”, la voglia di vincere quello che hai davanti, il nemico che si frappone fra te e la vittoria, la gloria. Per fare il pugile non basta il sano agonismo: devi essere incazzato sul serio, la cattiveria non si inventa e i pugni fanno male anche quando li dai, figuriamoci quando li prendi.
Anche guardarlo, in fondo, piace a pochi. Lo spettacolo di due uomini che cercano di sopraffarsi distruggendosi fisicamente pugno dopo pugno non è considerato “corretto”. Non è “morale”, dicono.
Poveretti.
Non hanno mai considerato che la boxe non è una rissa tra carrettieri, che un ring è uno dei pochissimi luoghi dove gli uomini si affrontano davvero ad armi pari, uno contro uno, secondo le regole, con eleganza, lealtà e coraggio. Io e l’altro, da soli, a misurarci per quanto valiamo, senza appoggi o interferenze. Se la vita fosse come il pugilato, dove non conta quanti soldi hai, di chi sei figlio o di chi sei amico, a vincere sarebbero davvero i migliori. Magari, la vita fosse come il pugilato.”

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