I pugili hanno il loro posto

Trentasei metri quadrati. Trentasei metri delimitati da sedici corde colorate e sotto i piedi un tappeto ruvido, punteggiato da gocce di sudore e di sangue. Il luogo che, se lo trovi, è per sempre. Come un paese stretto tra le montagne. Uno scoglio in mezzo all’esistenza. L’Isola Che Non C’è di Peter Pan, l’eterno bambino, o quella di Robinson Crusoe, il naufrago che prima salva eppoi lega, anche quando ormai ne é lontano.
Ognuno dovrebbe essere nella vita un po’ Peter Pan e un po’ Robinson Crusoe. Ognuno dovrebbe avere nella vita la propria isola, il paese, il luogo in cui ritornare o dal quale fuggire, seguendo le alterne vicende che il destino riserva.
I pugili ce l’hanno e non se ne liberano più. Non importa se vi siano stati una volta o cento. Non se ne liberano più, quasi che sulla loro carne fosse stato impresso un marchio a fuoco, più forte del tempo presente e del “dopo”. Amarezze ed entusiasmi, speranze e delusioni, ricchezze e miserie, celebrità e solitudine, vittorie e sconfitte, dedizione e rimpianti, giovinezza e declino. Tutto essi hanno vissuto in quel luogo magico e speciale, masticando l’esistenza attimo per attimo, aspra o dolce che fosse.
Nei giorni a venire, uno dopo l’altro, non conterà la strada che essi poi prenderanno. Laggiù ci sarà sempre il campanile del paese o quell’isola quadrata, tra le nuvole delle vette o nei mari in burrasca, a fare prima o poi capolino per aiutare a non perdersi.
Ci saranno tanti momenti duranti i quali si sentirà tutto il peso della vita sulla schiena. Però basterà tornare con il pensiero là, per provare sollievo; là, dove qualcuno venne a vederti e a battere il suo cuore insieme al tuo. Non conta nulla se siano stati dieci persone o milioni a invocare il tuo nome. Lo potrai raccontare…raccontare… e raccontare di nuovo nei momenti di buio o di luce agli amici, a coloro che ti vogliono bene, ai figli e ai figli dei tuoi figli, a coloro che sanno e vogliono ascoltare. Il marchio indelebile ti rende unico e speciale.
Sì. I pugili sono fortunati. Un posto se lo sono conquistato per sempre e, come scrisse Cesare Pavese nella Luna e i Falò: “”Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo che, anche quando non ci sei, resta ad aspettarti”.

Gualtiero Becchetti

Palestra la Spezia
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